Il bullismo si può definire come una forma di violenza verbale, fisica e psicologica ripetuta e nel tempo e perpetuata in modo intenzionale da una o più persone (i “bulli”) nei confronti di un’altra (la “vittima”), al fine di prevaricare e arrecare dannoI principali aspetti che permettono di definire un episodio di violenza come bullismo sono:
Il cyberbullismo è il termine che indica un tipo di attacco continuo, ripetuto, offensivo e sistematico attuato mediante la rete.
Secondo la legge n.71/2017 per «cyberbullismo» si intende qualunque forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto d'identità, alterazione, acquisizione illecita, manipolazione, trattamento illecito di dati personali in danno di minorenni, realizzata per via telematica, nonchè la diffusione di contenuti on line aventi ad oggetto anche uno o più componenti della famiglia del minore il cui scopo intenzionale e predominante sia quello di isolare un minore o un gruppo di minori ponendo in atto un serio abuso, un attacco dannoso, o la loro messa in ridicolo.
Il termine cyberbullismo fu coniato dall’educatore canadese Bill Belsey già nel 2002, e venne poi ripreso nel 2006 da Peter K. Smith e collaboratori che proposero una definizione di cyberbullismo molto legata al concetto di bullismo “tradizionale”: il cyberbullismo è “un atto aggressivo e intenzionale, condotto da un individuo o gruppo di individui, usando varie forme di contatto elettronico, ripetuto nel corso del tempo contro una vittima che ha difficoltà a difendersi” (Smith et al., 2008).
Il cyberbullismo non si manifesta in contatto diretto, faccia a faccia: il bullo non è una presenza fisica (anche se costante, per la vittima), ma un nickname. Ciò favorisce una mancanza di visibilità: il bullo elettronico approfitta di una sorta di maschera virtuale. Sarà quindi molto più difficile per la vittima rintracciarlo nella grande rete web. Un altro aspetto del cyberbullismo è che esso non lascia pace a chi è preso di mira. Nemmeno tra le mura domestiche. Mentre i bulli non possono penetrare nella sicurezza di una dimora, il bullo elettronico trova terreno fertile anche in questa zona personale e intima della vittima, la quale ovviamente svilupperà ancora più insicurezza e fragilità.
Rispetto al bullismo tradizionale nella vita reale, l'uso dei mezzi informatici e le piattaforme social conferisce al cyberbullismo alcune caratteristiche proprie:
La LEGGE n.71/2017 sulla PREVENZIONE E IL CONTRASTO DEL CYBERBULLISMO, attribuisce alle istituzioni scolastiche, al Miur e ai suoi uffici periferici (UU.SS.RR.), nuovi compiti e nuove responsabilità.
«È prioritaria la tutela assoluta della potenziale vittima, in termini di attenzione agli indicatori, prevenzione delle situazioni di vittimizzazione (indicatori di segnale di sofferenza e/o attacco dell’aggressore) e supporto e riservatezza assicurati alla vittima da parte della rete di adulti. Bisogna inoltre tutelare la salute psicofisica della vittima evitando di attuare forme di “vittimizzazione secondaria”. È doveroso ricordare che l’aggressore (bullo, cyberbullo) dovrà rispondere dell’azione compiuta sempre e comunque in termini di legge e nei modi che le istituzioni preposte e la scuola decideranno di attuare secondo i principi della corretta convivenza e relazione tra coetanei». (Linee di Orientamento per la prevenzione e il contrasto del Bullismo e Cyberbullismo - aggiornamento 2021)
In sintesi i principali punti innovativi delle Linee di Orientamento 2021 rispetto alla versione precedente del 2017 che si offrono alle scuole italiane di ogni ordine e grado :
Indicazione di strumenti utili e buone pratiche per contrastare i fenomeni del bullismo e cyberbullismo
Focus sul Progetto Safer Internet Centre-Generazioni Connesse;
Analisi degli aspetti relativi alla formazione in modalità e-learning dei docenti referenti (Piattaforma ELISA - E-learning degli Insegnanti sulle Strategie Anti bullismo);
Indicazioni di procedure operative per elaborare azioni efficaci, individuate a loro volta, in “prioritarie” e “consigliate”;
Possibili modelli di prevenzione su più livelli (universale-selettiva e indicata) ed esempi di implementazione degli stessi;
Invito a costituire Gruppi di Lavoro (Team Antibullismo e Team per l’Emergenza) a livello scolastico e territoriale, integrati all’occorrenza da figure specialistiche di riferimento, ricorrendo ad eventuali reti di scopo;
Suggerimenti di protocolli d’intervento per un primo esame dei casi d’emergenza;
Ricognizione delle iniziative e impegni degli organi collegiali e del personale scolastico;
Uso di spazi web dedicati sui siti scolastici istituzionali in ottica di diffusione e rilancio della cultura del rispetto dell’altro;
Appendice con modello fac-simile di segnalazione di reato o situazioni di rischio ad altri organi competenti.
* Foto (fonte www.corriere.it)
Target - Classi I della scuola secondaria di I grado. Gli studenti ottengono il diritto a tale riconoscimento dopo coerente formazione e superamento di test specifico; i genitori saranno invitati a sottoscrivere apposito patto sociale.
ABSTRACT PROGETTO
Con la “patente dello smartphone”, si promuovono percorsi per l’acquisizione e sviluppo delle competenze sull’uso responsabile dei devices e del web, aumentando le conoscenze degli insegnanti e degli studenti riguardo le potenzialità e i pericoli (cyberbullismo) dei media digitali. La “patente” verrà rilasciata alle ragazze e ai ragazzi che si impegnano formalmente, di fronte alla comunità educante, ad un uso responsabile dello smartphone. Il progetto si inserisce trasversalmente nelle azioni dell’insegnamento Educazione civica, come esercizio di cittadinanza digitale.
DESCRIZIONE PROGETTO
L’avvento delle nuove tecnologie digitali ed il loro impatto sulla vita e le relazioni non possono essere ignorati nei suoi significati, nelle sue potenzialità e, purtroppo, nei suoi rischi ormai patrimonio della ricerca sociologica, statistica e psicologica.
Marc Prensky poco più di 10 anni dopo i suoi assunti di “nativo digitale” e di “immigrato digitale”, rivide (2011)le sue ipotesi di ricerca osservando come, anche tra i cosiddetti nativi digitali, ci si trovi di fronte a tre distinte categorie di utilizzatori : i sapienti digitali (Wisdom); gli smanettoni (Skilness) e gli stupidi digitali (Stupidity). I digital skilnees hanno “familiarità” con gli strumenti e gli ambienti, inseguono le novità e le mode, non conoscendo i linguaggi propri delle comunicazioni in remoto; i digital stupidity si “muovono” nella rete come “sprovveduti”. Non calcolando gli effetti delle proprie azioni, mancano di senso critico, e non valutano il grado di responsabilità dei propri gesti virtuali.
Le vite, i processi di crescita e il tempo delle nostre ragazze e dei nostri ragazzi sono dominate dalla dimensione digitale: le giornate sono scandite da un controllo costante della propria identità online. Da ricerche molto recenti (Skuola.net) sulle iperconnessioni, condotta su un campione di 23.166 persone, di età compresa gli 11 e i 26 anni, si rileva come “tra gli 11 e i 14 anni, un terzo è connesso oltre 10 ore al giorno”; ed ancora, “in media, il 32,5% dei ragazzi tra gli 11 e i 26 anni è online tra le 4 e le 6 al giorno. Ma c’è chi va ben oltre: più del 17% del campione resta connesso tra le 7 e le 10 ore. E il 13% supera addirittura le 10 ore”.
Comunicare in rete rispettando le persone, le loro “differenze”, le “fragilità” diventa spesso esperienza “scivolosa”, non prevedibile e non prevista nelle sue conseguenze.
“La vita offline però non è uguale a quella online: solo nella prima si utilizzano tutti i sensi, si attivano meccanismi psicofisici diversi…la capacità di provare sentimenti ne risente (…) perché emozione e sentimento non solo la stessa cosa. La prima è frutto di un momento, mentre il secondo richiede tempo, intuito, capacità di coltivare la relazione e di farla crescere” (Lavenia).
Non è possibile tornare indietro, e l’importanza dell’educazione all’uso delle tecnologie e dei devices è determinante per la costruzione dell’identità, insieme a quegli essenziali riferimenti “sociali” che si costituiscono attraverso le parole e i gesti in rete.
É necessario utilizzare gli strumenti tecnologici con una consapevolezza diversa monitorando e riconoscendo quelli che sono gli effetti di un uso non regolamentato, educato e non empatico di questi mezzi, come accade analogicamente nel reale dove affianchiamo i minori a considerare i pericoli con gli opportuni riferimenti. Il web in assenze di consapevolezze ed elementi conoscenza espone a pericoli situazioni già fragili, ed è lo spazio dove lasciamo più soli i nostri ragazzi!
È del tutto evidente, dai numerosi casi di cronaca, che il livello di consapevolezza che i minori hanno dello strumento-smartphone ormai fruito senza soluzione di continuità di giorno e di notte (vamping) sia affatto inadeguato e pericolosamente esposto a rischi.
Il tema è determinante sia in termini di sanità pubblica che educativo-sociali coinvolgendo il mondo della scuola (impegnata nei temi trasversali da quest’anno dell’educazione civica) e l’intera comunità educante. Molti genitori a loro volta, nel decidere o meno di regalare lo smartphone al proprio figlio, si domandano quale potrà esserne l’uso e quali le conseguenze; quale sia l’età “giusta”, quali possano essere le regole ed i limiti di utilizzo. Spesso non riescono a darsi una risposta e si trovano smarriti e senza riferimenti.
Da qui l’idea di costruire (proseguendo esperienze di successo!) un percorso educativo che porti ad una maggiore consapevolezza dell’uso e ad una maggiore responsabilizzazione, accanto al bisogno di “significare un passaggio di status” che va atteso e guadagnato, in maniera simile a quanto avviene con lo scooter o la moto.
Per ottenerlo e potere liberamente circolare è infatti necessario conoscere il codice della strada e superare un esame.
L’elemento educativo di un test-esame rappresenta un importante elemento educativo, il fatto cioè che non tutto sia “dovuto”. Il patentino per lo smartphone sarà consegnato dopo avere partecipato al corso tenuto dall’insegnante (a sua volta formato); superato uno specifico esame ed avere quindi sottoscritto con la propria famiglia un “contratto” a responsabilità condivisa. Questo a significare la partecipazione della famiglia ad una alleanza operativa a tutela dei ragazzi con mondo della scuola, forze dell’ordine, salute pubblica, volontariato.
Il concetto di fondo è uno: lo smartphone è in prestito e come la patente può essere ritirato se ci si comporta male. Bisogna imparare a usare lo smartphone e il web senza essere usati da loro, avendo sempre la possibilità di chiedere aiuto.
Ma non solo:
La Rete di scopo per la prevenzione e contrasto del Bullismo e cyber bullismo della provincia di Lecco è lieta di invitare alla serata pubblica di formazione nel quadro delle attività del progetto PATENTE DELLO SMARTPHONE, che vede coinvolti più di 1000 alunni delle nostre scuole secondarie di primo grado provinciali, insieme a tanti docenti.
L’evento, che si svolgerà online il giorno 16 marzo dalle ore 18:30 alle 20:00 su piattaforma teams, vedrà gli interventi della direzione pedagogica e tecnica del progetto, insieme alla partecipazione delle istituzioni scolastiche e civili territoriali.
Di seguito i temi dei relatori
Moderatore – Biagio Di Liberto (retebullismo@gmail.com)
Si prega di dare ampia diffusione all’evento.
Cerimonia di consegna
Martedì 31 maggio si è svolta nel'aula gialla dell' IIS Antonio Badoni di Lecco, capofila della rete provinciale di scopo, la cerimonia di consegna delle PATENTI DELLO SMARTPHONE, al termine di un percorso intenso di formazione autentica che ha coinvolto 15 istituti comprensivi della provincia di Lecco, più di 50 insegnanti coinvolti e 1147 alunni.
Alla cerimonia erano presenti oltre alla Dirigente dell'IIS Badoni, Prof.ssa Luisa Zuccoli e il prof. Biagio Di Liberto (ccordinatore provinciale della rete di scopo), la referente dell'Ufficio scolastico provinciale, prof.ssa Marina Ghislanzoni, la senatrice Elena Ferrara (prima firmataria della legge nazione n.71/2017), e il dott. Savino Accetta, presidente di Banda degli Onesti odv; la cornice emozionante ha raccolto per la cerimonia quasi duecento partecipanti, con tanti genitori, docenti e dirigenti delle scuole provinciali.
I ragazze e i ragazzi hanno dimostrato di essere orgogliosi e consapevoli della certificazione, autentico passaggio verso l'autonomia nell'utilizzo del cellulare. "I nuovi cittadini digitali possono imprimere un cambiamento nel web rendendo internet più rispettoso e inclusivo, contrastando i comportamenti a rischio" (Elena Ferrara).